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CARCINOMA DEL
CONDOTTO UDITIVO ESTERNO |
La forma basocellulare è più frequente a livello del padiglione
auricolare nei soggetti particolarmente esposti ai raggi del sole, mentre il tipo
squamocellulare rappresenta circa i tre quarti dei tumori invasivi del condotto uditivo
esterno (CUE) e dell'orecchio medio che, in circa l'11% dei casi, al momento della
diagnosi, ha già dato metastasi linfoghiandolari al collo. I sintomi più comuni sono
l'otorrea, l'otalgia, l'ipoacusia, la paralisi del facciale e la vertigine. L'esame
accurato al microscopio è fondamentale per valutare l'estensione della lesione. Spesso si
osserva una neoformazione vegetante, talvolta è presente un'ulcera. Un'otite esterna
caratterizzata dal dolore e che non si risolve rapidamente con terapia medica deve destare
il sospetto di carcinoma. Una biopsia della lesione risolve il dubbio. E' importante, ai
fini della stadiazione TNM, un'esame accurato dei linfonodi cervicali alti e
retroauricolari, nonchè della parotide (estensione anteriore del tumore). Vanno valutati
anche i nervi cranici (il nervo cranico più frequentemente coinvolto è il VII;
l'interessamento della III branca del trigemino indica l'estensione del tumore verso la
fossa glenoidea). Relativamente agli studi radiologici la TAC ad alta risoluzione con
finestra per l'osso è l'esame più importante perchè permette di valutare l'erosione
ossea a carico del condotto uditivo esterno e dell'orecchio medio. La RMN con gadolinio
permette di valutare l'estensione del tumore verso i tessuti molli.
Il tumore deve essere considerato T3 o T4 se c'è infiltrazione della dura della fossa
cranica posteriore o media o se vi è invasione del forame giugulare o della fossa
glenoidea. In tali casi, qualunque siano le modalità di trattamento, la prognosi 'quoad
vitam' è quasi sempre infausta.
La terapia chirurgica è basata sulla rimozione in blocco del tumore cercando di
comprendere nella dissezione i tessuti sani circostanti. La rimozione chirurgica del
tumore deve essere seguita dalla radioterapia.
La terapia chirurgica è caratterizzata da vari gradi di resezione, variabili secondo
l'estensione della patologia. Nelle piccole lesioni si può eseguire l'escissione dei
tessuti molli ed il curettage osseo sottostante. La rimozione laterale in blocco dell'osso
temporale è il trattamento di elezione nella gran parte dei carcinomi del CUE. Questo
intervento comporta l'exeresi del CUE (tessuti molli ed osso) e del sistema
timpano-ossiculare conservando il nervo facciale. L'exeresi si estende anteriormente fino
all'articolazione temporo-mandibolare. La cavità può essere lasciata aperta verso
l'esterno oppure può essere obliterarata con grasso addominale, chiudendo il CUE a 'cul
di sacco'. Talvolta è necessario eseguire la parotidectomia, la resezione del condilo
mandibolare ed lo svuotamento linfonodale del collo.
Quando il tumore ha un'estensione più profonda è indicato eseguire una resezione
subtotale dell'osso temporale in blocco. Tale intervento richiede una craniotomia della
fossa cranica media e posteriore. La rimozione ossea avviene lateralmente al terzo mediale
dell'apice petroso e dell'arteria carotide interna: vengono così sacrificati sia il nervo
facciale che l'orecchio interno.
Un intervento ancora più esteso comporta la resezione totale dell'osso temporale in
blocco, imponendo il sacrificio dell'arteria carotide interna, del seno sigmoide e del
bulbo della giugulare, fino a comprendere, talvolta, una parotidectomia totale ed uno
svuotamento linfonodale laterocervicale. |
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